corpo comunica quello che la mente evitaLa storia di come il DISAGIO diventa SINTOMO

Vi siete mai chiesti perché ci ammaliamo?

Ogni sintomo è un messaggio e iniziamo a stare male perché non ci fermiamo mai ad ascoltarci.

L’ansia, la fretta, la rabbia, la necessità di emergere o semplicemente, di sopravvivere sono delle pessime consigliere, ci incalzano, accelerano la nostra vita, spingendoci senza scampo in una spirale perversa che si autoalimenta.

Ci affanniamo, cercando di essere all’altezza di tutti i modelli ideali, e quindi irraggiungibili, che ci vengono imposti in continuazione dalla società, dai media, dai nostri familiari e da noi stessi.

In tutto questo arrancare, ricorrendo ora l’una ora l’altra di queste chimere, ci perdiamo, perdiamo il contatto con quello che siamo veramente, con la nostra verità.

Non sappiamo più chi siamo, non desideriamo i nostri desideri ma quelli che ci propinano gli altri, non conosciamo il nostro corpo perché non abbiamo il tempo nemmeno di considerarlo, deve essere solo una “macchina ben oliata” per raggiungere i nostri obiettivi.

Mangiamo senza sapere cosa stiamo ingurgitando, presi dalle discussioni in cui ci siamo imbarcati, ignoriamo segnali importanti come la paura, la solitudine e la mancanza di amore.

Facciamo finta che queste cose non esistono, perché, se le prendessimo in considerazione, perderemo tempo.

Non ci fermiamo perché, facendolo, potremmo renderci conto di quanto è effimera la nostra “costruzione”, il nostro castello di carta, che non si basa sulla verità, ma su quella degli altri.

Non ci soffermiamo a riflettere anche perché, se lo facessimo. dovremmo convenire che molte cose della nostra vita non vanno come dovrebbero e soprattutto dovremmo ammettere, almeno con noi stessi, che molte cose andrebbero cambiate.

Non arrestiamo questa inutile corsa perché dovremmo chiederci:

“Ma ora, in questo preciso momento, sono FELICE?”

La risposta ci fa paura perché se fosse negativa, dovremmo correggere alcuni aspetti della nostra vita. Questo è quello che temiamo.

Eppure la vita è, per definizione, cambiamento. Non ci può essere immobilità, staticità, solidità: siamo vivi perché siamo in divenire.

Possiamo anche scegliere di far finta di niente, peccato che la tensione dentro di noi continua a lavorare in profondità e quando non vogliamo ascoltarlo, il messaggio che ci indica che dobbiamo cambiare deve arrivare in qualche modo: così il disagio alza la voce e lo fa attraverso il sintomo, che esteriorizza in modo eclatante ciò che stiamo facendo dentro.

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