I periodi di isolamento possono essere un duro banco di prova. Per quali persone in particolare?

In questi giorni, parlando con diverse persone, mi sento spesso dire che dopo sarà meglio per me o comunque per gli psicologi in generale perché avremo un sacco di lavoro. Bene, a parte il fatto che io credo che una psicologia pura, o meglio una psicologia positiva, non vada a caccia del paziente o del malessere perché ha tanti altri obiettivi su cui focalizzarsi.

La psicologia, infatti, ha anche lo scopo di rispondere alle esigenze di autorealizzazione e di benessere dell’individuo. Si rivolge quindi anche a tutta una serie di persone che non stanno necessariamente male, ma che vogliono semplicemente accrescere il loro benessere e la loro soddisfazione. In questo caso la psicologia li aiuta a ritrovare quella che è la loro missione e la loro unicità. Niente a che fare quindi con le patologie.

Purtroppo, però, nelle parole di queste persone (“dopo avrete tanto lavoro”) si cela un fondo di verità, perché gli effetti di questo isolamento prolungato li vedremo solamente in un secondo momento. In qualche modo ora le persone sanno barcamenarsi in questa situazione e si dedicano alle cose che hanno trascurato per un lungo tempo, la casa ad esempio.

Il problema purtroppo si presenterà se andremo troppo con questa situazione di isolamento forzato, e lì si verranno a creare delle situazioni spiacevoli.

La mia preoccupazione va verso tutte quelle persone che al momento non stanno né bene né male.

Parlo di quelle persone che hanno iniziato a sviluppare o semplicemente a percepire dei sintomi corporei, seppur ancora di natura occasionale come problemi di digestione, sensazioni di fiato corto o tachicardia. O ancora quelle persone che si allarmano per minimi segnali, persone che hanno facilità nel perdere l’equilibrio. Sono persone che si trovano clinicamente sottosoglia ma il cui equilibrio, di fatto già precario, può essere compromesso da una quarantena così prolungata.

L’emergenza non è solamente sanitaria ed economica, ma c’è anche quella mentale, psichica, e come tale va gestita ma soprattutto prevenuta.

Invito queste persone, se si riconoscono in quello che ho scritto, a non aspettare troppo a lungo ma iniziare un lavoro su sé stesse ora.

Questo non vuol dire bisogna andare per forza dallo psicologo (anche se potrebbe essere un’opzione), ma anche solo iniziare ad ascoltare i propri sintomi, iniziare a capire qual è il messaggio, iniziare a fare delle cose che possono migliorare il loro stato. Lo psicologo può essere certamente un’opzione, ma non l’unica: ci si può iscrivere a canali youtube, seguire le persone che parlano costantemente di questi argomenti, leggere dei libri. Insomma, le cose da fare non mancano. La cosa importante è iniziare, perché quello che al momento è un problema piccolo potrebbe avere in sé il potenziale di diventare un problema importante a lungo termine.

La parolina magica è: Prevenzione Psicologica. Come ve lo spiego con dei consigli pratici nel mio prossimo articolo.

Un saluto a tutti!